100 bacche fresche di ginepro, 250 g di alcool a 95°, 300 g di zucchero, 300 g acqua.

Versare le bacche con l’alcool in un recipiente a chiusura ermetica. Chiudere e lasciare in macerazione per 30 giorni scuotendo ogni giorno. Dopo i 30 giorni, preparare lo sciroppo facendo bollire 2-3 minuti lo zucchero nell’acqua finche’ il liquido non diventa trasparente. Lasciare raffreddare. Filtrare, aggiungere lo sciroppo e imbottigliare. Il liquore deve riposare almeno 8 mesi prima di essere consumato.

500 g alcool a 95°, 30 g fiori secchi di lavanda (o 50 g di fiori + gambi).

Versare l’alcool in un recipiente a chiusura ermetica, aggiungere i fiori e tappare. Lasciare macerare al sole per 15 giorni agitando ogni tanto. Passati i 15 giorni, filtrate e imbottigliate (possibilmente in una bottiglia scura). Conservato in luogo fresco e buio si conserva fino a un anno.

500 gr alcool a 90°, 500 gr prugne, 500 gr acqua, 300 gr zucchero, cannella, chiodi di garofano.

Schiacciate le prugne con tutto il nocciolo servendovi di un mazzuolo e mettetele in una pentola aggiungendo gli aromi. Portate il tutto a ebollizione quindi toglietele dal fuoco. Coprite bene il recipiente e lasciate riposare per minimo 24 ore. Aggiungete a questo punto l’alcool e lasciate in infusione per 10 giorni. Filtrate bene e imbottigliate.

1 kg di prugne, 200 ml di alcool a 90°, 400 gr zucchero, 1 pezzetto di cannella, 3-4 chiodi di garofano.

Lavate le prugne, asciugatele e togliete il nocciolo (io non l’ho tolto, perche’ le prugne che ho usato erano piccole come ciliegie, allora le ho forate con uno spillo). Mettetele in un contenitore a chiusura ermetica con tutti gli ingredienti e fate macerare almeno 2 mesi senza mai aprire il barattolo e agitandolo di tanto in tanto.

All’inizio ero un po’ stranita da quanto poco alcool fosse previsto nella ricetta. In realta’ dopo un paio di giorni le prugne avevano gia’ iniziato a fermentare con lo zucchero e il barattolo si era gia’ riempito di sughino. Bene cosi’ insomma.

Dopo tre anni ho scoperto di avere in giardino ben due susini che per la prima volta hanno sfornato quintali di prugne. Il potere delle potature. Adesso via di ricette per conservarle, che altrimenti muoio sepolta dalla frutta.

3 kg di prugne, 1 l aceto di vino, 1 kg zucchero, 4 chiodi di garofano, mezzo bastoncino di cannella, 1 pezzetto di scorza di limone.

Lavare le prugne e forarle con un ago. Portare a lenta ebollizione l’aceto con lo zucchero, i chiodi di garofano, la cannella e la scorza di limone. Unire le prugne e cuocerle fino a quando inizieranno a raggrinzirsi. Estrarle e bollire il liquido per altri venti minuti, unire di nuovo le prugne e dopo pochi minuti versare il tutto il vasi di vetro. Far raffreddare e poi chiudere ermeticamente.

 

100 gr di semolino, uvetta, mandorle (facoltative), zucchero, acqua, rum (facoltativo), pasta frolla o pasta brisée*.

* nei supermercati ho trovato almeno un paio di tipi di pasta frolla vegan gia’ fatta. non e’ una pasta molto buona pero’, anzi. meglio farsela da soli. altrimenti si puo’ usare la pasta brisée, che e’ piu’ facile trovarla decente.

Far cuocere dieci minuti circa il semolino insieme all’acqua e allo zucchero (assaggiate per trovare il giusto grado di dolcezza, ma considerate che poi ci aggiungerete il rum). Nel frattempo far rinvenire le uvette nel rum (o nell’acqua). Quando il semolino si e’ addensato spengere il fuoco e aggiungere uvette e rum. La consistenza deve essere quella di una crema, non troppo liquida, ma neanche troppo solida. Stendere la pasta , aggiungere il semolino e guarnire con le mandorle. Cuocere in forno per pochi minuti, finche’ la pasta non si scurisce un po’. Volendo a cottura finita si puo’ spolverare di zucchero a velo.

 

Un’insalata giapponese, sapore agro/amaro.

Radice di soncino (o di scorzonera o di bardana o di daikon), carota, olio di semi, salsa di soia, zucchero, semi di sesamo.

Grattugiare la radice e immergerla in acqua fredda. Grattugiare anche la carota. Mettere tutto in una padella con 2-3 cucchiai di olio caldo. Rosolare finche’ l’acqua non si assorbe. Aggiungere zucchero, salsa di soia e sesamo pestato.

Mi sto mettendo in pari con le ricette di questo inverno che non ho avuto tempo di archiviare sul blog. Questa ad esempio e’ una zuppa russa, decisamente invernale, stranamente vegan, buonissima.

100 gr funghi secchi, olio, 1 cipolla, mezzo sedano rapa,  300 gr cavolo, 1 cucchiaio di zucchero, sale, aneto, 400 gr barbabietole cotte, 2 dl passata di pomodoro, 1 carota, 1 cucchiaio di farina, 400 gr patate, 200 gr prugne secche denocciolate, pepe.

Fare rinvenire i funghi secchi in acqua fredda. Cuocerli in 2 l di acqua. Fare brasare le barbabietole tagliate a fiammifero in poco olio con la passata e un po’ del brodo di funghi. A parte fare soffriggere la cipolla, la carota e il sedano rapa tritati, togliete dal fuoco e cospargerli di farina. Cuocere nel brodo dei funghi il cavolo tagliato fine e le patate a dadini per un quarto d’ora, poi aggiugere le barbabietole brasate, il soffritto di verdure, i funghi cotti e tagliati, lo zucchero e le prugne con l’acqua nella quale erano state fatte prima rinvenire. Condire con sale e pepe e cuocere per 10 minuti. Cospargere di aneto prima di servire.

Una bevanda algerina, da bere fredda (ma a me piace anche calda).

150 gr uvetta, 2 stecche di cannella, zucchero, 100 cl acqua.

Riempire una pentola con l’acqua, portatela a ebollizione, sistemateci la cannella e l’uvetta dopo averla sciacquata sotto l’acqua corrente. Fate bollire per 15 minuti. Quando l’uvetta sara’ diventata tenera zuccherate (a piacere) e rimestate finche’ lo zucchero non si sara’ sciolto. Filtrate il liquido e lasciatelo raffreddare prima di servire.

Per una serie di sfortunati eventi, inarrestabili quanto una frana su un terreno roso dalla cementificazione, ho mandato all’aria tutti i miei piani bellicosi per il capodanno e sono rimasta chiusa in casa ad aspettare che passasse.
Per evitare di impiccarmi pero’ ho imbastito un cenino fatto di cose buone di cui lascero’ traccia qui.
Ah, mi si e’ anche rotta la macchina fotografica, quindi niente immagini, usate al fantasia.

Dosi per due persone ingorde (piu’ il gatto che vuole la sua parte).

Crostini di pate’ di lievito e tofu

lievito di birra in scaglie – 1 panetto di tofu – olio buono – sale
a meno che non troviate il tofu serio (quello morbido, non quelli compattissimi che poco hanno a che fare con il tofu giapponese), dovrete darvi da fare un sacco per spiaccicarlo e ridurlo in poltiglia. meglio se lo tagliate prima a cubetti piccoli e lo mescolate da subito insieme al lievito e l’olio. si, potete fare anche con il minipimer, ma poi non vi vengono i muscoli e vi rammollite. Il pate’ e’ pronto quando non e’ piu’ bianco, il tofu si e’ mischiato agli altri ingredienti e il sapore spacca tutto.

Pate’ da ricchi, non ne consiglio la preparazione per tante persone, il lievito di birra costa uno sproposito.
Quando avete finito non dimenticate di dare un cucchiaino di lievito in scaglie al gatto, che lo adora e gli fa bene.

Crostini di cavolo nero

cavolo nero – aglio
Questo e’ uno degli antipasti di capodanno tipici toscani, ci va niente a farlo, ma e’ buonissimo.
Se non siete toscani probabilmente non saprete come affrontare il cavolo nero (ma probabilmente neanche riuscirete a trovarlo nella vostra citta’), l’errore piu’ grande che viene fatto dai neofiti e’ quello di lasciare il gambo. il risultato e’ che il cavolo ci mette sei ore a cuocere e rimane di una consistenza terribile e filacciosa. ecco, il gambo va tolto tutto, ma proprio tutto fin in cima alla foglia. Si mette una pentola d’acqua sul fuoco, quando bolle ci si buttano le foglie e si lasciano li’ per un 5 minuti circa. Si scolano e si buttano in padella con aglio e olio. Non si devono rinsecchire, se vedete che ci mettono troppo a cuocersi aggiungete ogni tanto una spruzzata dell’acqua calda di prima.
Quando sono pronte abbrustolite i crostini, strofinateli di aglio e poi piazzateci sopra le foglie di cavolo nero. (Mia mamma, dopo averli abbrustoliti bagna anche un po’ i crostini con l’acqua di prima)

Conchiglioni al forno ripieni

conchiglioni di pasta (quelli grandi, da fare in forno) – latte di soia – farina – funghi – carciofi – noce moscata
Pulite i carciofi, fateli a spicchi e poi a pezzettini piccoli. Metteteli a cuocere in padella insieme ai finghi (io ho usato champignon e porcini). Salare e far cuocere coperti in modo che facciano un po’ d’acqua. Fate la besciamella mettendo in un pentolino sul fuoco il latte di soia, via via che si riscalda aggiungete la farina, il sale e un pizzico di noce moscata mescolando continuamente finche’ non raggiunge la consistenza giusta (deve restare abbastanza liquida). Nel frattempo cuocete i conchiglioni come la normale pasta (ci mettono abbastanza) e tirateli via un po’ al dente. Spengete i carciofi e i funghi (quando si sono cotti, ma non spappolati) e aggiungete nella padella meta’ della besciamella. Riempite con questo composto i conchiglioni e metteteli in una teglia unta. Spargete barbaramente il resto della besciamella sopra i conchiglioni. Infornate a 180 e tirate via quando la besciamella si e’ rappresa e i conchiglioni hanno fatto la crosticina.

Insalata invernale

spinaci freschi – mezzo arancio – puntarelle di catalogna – semi di sesamo
pulire bene gli spinaci e spezzettarli, unire mezzo arancio tagliato a fette, le puntarelle fatte a pezzetti e il sesamo. olio, sale, aceto (volendo senape) e via.

Torta di marroni

rotolo di pasta brise’ niente affatto doityourself oppure pasta frolla vegan vedi qui – 1 vasetto di marmellata di castagne – 5-6 marroni freschi – 1 foglia di alloro

si toglie la buccia piu’ esterna ai marroni, si lascia la pellicina e si mettono a bollire in acqua con la foglia d’alloro. Quando sono cotti e morbidi si raffreddano sotto l’acqua corrente e si sbucciano (ma spesso viene via da sola). si stende la pasta in una teglia (con la carta da forno sotto), si bucherella con una forchetta, si spalma di marmellata di castagne (tutta, non fate i tirchi), ci si buttano sopra i marroni spezzettati. Volendo si puo’ spolverare il tutto con un po’ di cannella.

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